Recensione. Collaborazione. Vecchio Circo Zanin

Riccardo Zanin

Eretica edizioni

Pagine 92

Prezzo 13,00 €

Qualche tempo fa ho partecipato alla cover reveal di questo libro di poesie di Riccardo Zanin, che ringrazio per avermi fornito il testo da leggere.

Stupore, meraviglia e una buona dose di riflessioni. Questo è quello che trasmette il circo. Il mio circo personale proverà a fare altrettanto, cercando di staccarvi dalle concezioni materiali dei fatti, per portarvi in un mondo che esiste oltre il nostro piano.

Così veniamo catapultati nel mondo circense, in uno spettacolo con varie esibizioni sotto il tendone colorato popolato da personaggi emarginati, strani, allontanati dal resto della società: l’arreso, l’uomo tatuato, il nero, i rinnegati, il sempre solo, i drogati, i divorziati, gli omosessuali, i socialdipendenti, il senza cuore, il vivo che muore, il morto che vive, il pazzo, l’alieno.

Avrai una tenda personale,

per me ogni stranezza è speciale.

So che dal mondo sei rigettato, sei qui ora!

Lo spettacolo è assicurato.

Ti sei nascosto troppo a lungo in vita,

ma nel circo una nuova stella è nata!

Non aver paura, verrà il tuo momento

e vedrai che qui sarai apprezzato.

Tra un personaggio e l’altro ci sono riflessioni sul tempo e sull’esistenza.

Tempo

Il tempo è un segugio, sguinzagliato da Dio,

che gioca a riporto.

il tempo è la cosa più preziosa di cui disponiamo, ma che ci sguscia via fra le dita inesorabilmente, senza che riusciamo a trattenerlo. Zanin lo paragona ad un cane che viene liberato da Dio e che gioca a riporto, perché proprio come un cane che si morde la coda, il tempo è destinato ad essere una sorta di circolo vizioso, fatto di istanti che si ripetono pressoché identici, e anche se noi ci sforziamo per piegarlo ai nostri ritmi, ai nostri desideri, esso continua la sua corsa affannosa e scappa.

La dolce sofferenza

È un dolce soffrire

che scivola via come sabbia tra le dita. Ecco:

questa è la vita.

Il sapore del dolore

Adesso per favore,

dimmi se hai provato

il sapore del dolore.

Nella bocca come un fulmine

che tuona le papille.

Scuote fino al petto,

impossibile da digerire.

L’ossimoro che apre il primo componimento è delicatissimo e suggestivo: la sofferenza che caratterizza la vita è vista come una sofferenza dolce, che non ci causa più di tanto dolore, non ci ferisce in profondità, perché scivola tra le nostre dita come fanno i granelli di sabbia. Questo significa che tutto passa nell’eterno gioco del riporto del tempo, sia le esperienze positive, le gioie, la felicità, sia le delusioni, le angosce, le paure.

Anche l’immagine del dolore che si abbatte come un tuono sulle papille gustative dell’anima è molto pregnante: è un’esperienza associata al gusto e all’udito in una sinestesia di sensazioni potenti.

Poi c’è una bellissima poesia d’amore che mi ha colpito particolarmente.

Voglio

Voglio proteggerti dal futuro,

fare in modo che il passato non si presenti.

Darti la sicurezza dei cantanti.

Voglio essere di roccia dura,

farmi indossare come un’armatura.

Impedire al tempo di pugnalarti

più di quanto abbia già fatto.

Voglio rasserenarti,

cantarti una canzone di De André mentre ti addormenti

e che le lacrime del tuo viso

vengano raccolte dal mio petto,

non dal cuscino del tuo letto.

Voglio essere quell’uomo

che ti dà serenità in ogni gesto,

che le carezze non terminino,

che dentro ti senta fiorire.

Voglio soltanto scriverti queste parole

sperando che tu le possa trattenere,

levandole al sole e ai suoi occhi indiscreti,

leggerle nella notte che culla i pensieri.

Ognuna di noi vorrebbe avere un compagno così, che ci sia protezione e serenità, che ci tenga al riparo dal mondo, che ci offra una spalla su cui piangere. Questo non significa che siamo deboli e bisognose di protezione, ma che quando ne abbiamo bisogno, abbiamo la certezza che c’è qualcuno su cui contare, anche solo per una parola o una carezza.

Il poeta

Qualcosa di potente mi scelse,

Mi prese le mani che tese nascondevo in tasca codardo.

Da quel giorno ne fui schiavo:

un fuoco eterno su di un rovo.

Il tormento: penso e ardo.

Non vuole regali, non chiede.

Ella esige, Ella pretende.

Ha condotto altri e altri condurrà

per selve oscure, infiniti silenzi, mortal sospiri,

su alberi le foglie, dandoti il braccio, a Zacinto…

Non vi so dire quanto vivrà.

Ad alcuni fece bere assenzi.

Ognuna di queste sono sue figlie.

Ella non è razionale,

Ella è puro istinto.

Anche questi versi sulla poesia sono molto intensi: ci sono riferimenti a Dante, Leopardi, Manzoni, Ungaretti, Montale e Foscolo e si cerca di capire e tramettete l’essenza dell’arte poetica. Non è qualcosa che possa essere spiegata con la logica ma è istinto, intuito, bisogno urgente e imperioso e potente di esprimersi, che richiede impegno e attenzione, cura e passione.

La poesia è il balsamo dell’anima, che deve essere letta piano piano, centellinando le parole, assaporando le sensazioni, le immagini in un turbine di emozioni e stati d’animo.

Un libro da leggere per chi vuole riflettere sul gran circo della vita, sullo spettacolo che ogni giorno si svolge sotto il tendone dell’universo.

L’autore

Riccardo Zanin (Palermo, 1994) vive in provincia di Varese. Nel 2018 pubblica la sua prima raccolta di poesie Frammenti (Santelli Editore).

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