Le cicatrici che non ho

Marianna Pizzipaolo

Lupi editore

Pagine 524

Prezzo 18,00 €

“Eccolo chi sono, Gabriè. Sono tutto, sono niente, sono tutte le cicatrici che non ho…”

Ringrazio l’autrice per avermi fatto leggere il suo romanzo, un libro che mi ha rapito il cuore.

Trama

Nel libro si alternano le loro storie di quattro personaggi: Nora, Gabriele, Marie’ e David.

La prima è una ragazza che ha sofferto molto, trascorre il fine settimana lontana da casa sua e una sera salva un ragazzo da un terribile incidente.

Gabriele ha una vita in bilico sul baratro, finché non ha un incidente stradale gravissimo e viene salvato da un angelo.

Marie’ e bella, ricca, una donna di successo che gestisce una grande azienda, ma la sua vita è vuota, è priva di amore che non ha mai ricevuto da un padre-padrone anaffettivo e che cerca di ottenere da un giovane gigolo’.

David è un giovane cubano arrivato in Italia con la speranza di una vita migliore che ha iniziato a costruirsi vendendo il suo corpo, finché si innamora di una donna per la quale cercherà di cambiare vita.

I destini dei quattro personaggi si intrecciano con quei fili sottili e tenaci che solo la vita sa tessere e che è difficile districare e spezzare o riallacciare quando sono stati distrutti.

Recensione

524 pagine di pura poesia, di una prosa che scorre irruente e ininterrotta, di un flusso di coscienza incalzante, di pensieri, riflessioni, dubbi, sogni e lacrime, gioie e rancori, ricordi e progetti per il futuro.

La Pizzipaolo ha tirato i fili delle quattro marionette con una straordinaria maestria. È così che ci ha portato nel cuore di Nora e oltre la corazza che ha cercato di costruirsi per non essere più ferita e che cede piano piano all’incontro con un amore inaspettato.

Perché aspetta da una vita intera, Nora. Aspetta, aspetta, aspetta… Aspetta di cominciare a vivere la vita. Di cominciarla a vivere come si deve. Una vita che abbia un senso. Una vita degna di essere chiamata vita. E forse, chi lo sa, magari tutto questo stare fermi ad aspettare sta per finire. Forse è lui che finalmente si è deciso a riportargliela indietro, questa vita da iniziare. Forse…

Nora non è abituata a ridere, ha sofferto troppo a lungo e non sa più nemmeno come si fa, ha dovuto sempre fingere di essere qualcosa di diverso da ciò che era veramente, non ha trovato mai nessuno che sapesse o volesse andare oltre le apparenze, non sa nemmeno cosa si prova ad amare e a farsi amare e forse il destino le ha riservato un’occasione per scoprirlo.

Sta amando. Si sta lasciando amare. Ed è tutto incredibilmente perfetto. È la perfezione questo amore. Ma forse anche alla perfezione non c’è limite.

Gabriele ha rischiato di buttare via la sua vita e in un attimo ha perso tutto, ma solo grazie ad un angelo che ha diviso il suo respiro con lui è tornato a sperare. È un ragazzo che non ha saputo reagire di fronte alle prove a cui la vita lo ha sottoposto, che non è riuscito a trovare in se’ la forza per risolvere i suoi problemi e ha preferito rifugiarsi nella droga.

Aggrappato con le unghie alle pareti ruvide di quel pozzo, lui che prova e riprova a risalire, a ricominciare, a rimediare. E la vita che continua a illuderlo, che non appena riesce a intravederlo, quello spiraglio di luce nelle tenebre di quel pozzo, la vita si diverte a prenderlo a calci e a rispedirlo giù in fondo a quel fetido buco nero. «Non ce la faccio più!» Dio solo lo sa quanto ci ha provato a risalire dal pozzo nero in cui è caduto. Ci ha provato, ma non ci riesce. Non ci riesce… E stavolta non ne servono più di calci. Questo è l’ultimo, quello che lo ha affossato per sempre. Neanche quello schifo che si cala nelle vene fa più effetto, prima era una botta di vita, ogni dose un momento di felicità, di pausa dal mondo. Ora invece. Ora non fa sentire niente, niente! E invece no! Magari non gli facesse sentire niente, lui adora il niente… Vive di niente, Gabriele. Ma neanche il niente gli è concesso. E quello schifo lo fa sentire esattamente come non si vuole sentire. Pieno di luce e di buio, pieno di vita e di morte, pieno di amore e di odio, pieno e vuoto, vuoto, vuoto, vuoto. Solo vuoto…

Marie’ ha vissuto un’infanzia dorata con il peso però di un’assenza pesante, quella della madre, e l’incombere del padre che non l’ha mai gratificata ne’ fatta sentire amata. Isolata e guardata con invidia dai suoi coetanei, ha aperto il suo cuore a due persone: il giardiniere e un gigolo’ e in entrambe le situazioni il suo cuore ne è uscito a pezzi. Non le basta essere a capo di un’azienda importante o avere un appartamento splendido o tacchi altissimi e vestiti costosi. Tutto questo è inutile se il suo cuore è ormai diventato un pezzo di ghiaccio che si è frantumato in mille pezzi, dando vita ad un puzzle che nessuno sa più ricomporre.

Perché la vita è stata dura con te, ti ha fatto credere che tu le cose belle non le meriti, che i sogni non si realizzano mai, ti ha insegnato a guardarti sempre le spalle, e soprattutto a guardare il cuore.

Il tempo e le esperienze l’hanno cambiata e l’amore le è entrato sotto pelle

[…] quel sentimento che improvviso ha invaso il suo cuore, il suo corpo, la sua mente. Quel sentimento che le ha rubato il sangue, la carne, le ossa, i battiti del cuore. Quel sentimento che si è fuso, incastrato, aggrovigliato con ogni fibra del suo essere. Quel sentimento che non lascia più spazio a niente.

David è un dispensatore d’amore che vende il suo corpo per soddisfare le voglie di donne ricche, sole e annoiate, finché non incontra una donna straordinaria di cui si innamora e a cui lo lega una passione travolgente.

E non ci sono più parole… Ci sono solo sospiri e gemiti e fremiti. Ci sono solo mani, solo labbra, solo baci. C’è solo pelle che tocca altra pelle, pelle che si perde e poi riemerge dalla pelle. Pelle scura come la notte buia che si mischia con quella bianca come la luce della luna. Pelle contro pelle. Pelle che placa la fame, la sete, e la voglia di amare che li riempie. La pelle di lei, la pelle di lui, l’unica cosa giusta, l’unica cosa che conta. Due corpi che diventano una cosa sola.

Ma qualcosa non funziona e il suo sogno di cambiare vita per lei e con lei va in fumo.

Come un filo indistruttibile, quell’amore che lo lega a lei. Un filo che ha resistito allo scorrere del tempo, alla lontananza, alle sofferenze, ai rimpianti, alle intemperie di quell’amore logorato. Un filo che si è teso fino all’inverosimile, e che poi alla fine ha cominciato a riavvolgersi su stesso, pronto a spezzarsi o a ricondurlo all’amore. L’ha sentita forte e chiara quella stretta in mezzo al petto, David. Forte, chiaro e altisonante quel richiamo d’amore che l’ha portato lì, fino a lei, fino alla porta chiusa del suo ufficio.

Quattro destini, quattro fili che si intrecciano, si aggrovigliano in un crescendo di emozioni e passioni, in un turbine di parole, aggettivi che si rincorrono e si susseguono veloci, proprio come i pensieri che nascono spontanei nella nostra mente.

È come se l’autrice ci portasse direttamente nell’anima dei suoi personaggi e ci facesse sentire quello che provano e che pensano.

Un libro dell’anima per l’anima.

L’autrice

Marianna Pizzipaolo nasce a Salerno nel 1988. Attualmente vive alle porte di quel Cilento che fa da sfondo e dà vita al romanzo. Si nutre di vita, parole ed emozioni, e ha imparato a convivere e ad amare le sue cicatrici.
Le cicatrici che non ho è il suo romanzo d’esordio.

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