Lezioni americane. Rapidità

Italo Calvino

Oscar Mondadori

Pagine 151

Prezzo 12,00 €

Oggi nuovo appuntamento con la rubrica Leggiamo Calvino, iniziativa in collaborazione con un GDL organizzato attraverso Telegram.

Ogni settimana leggeremo e commenteremo una delle 5 lezioni di Calvino pubblicate postume nel 1988.

INTRODUZIONE

Il 6 giugno 1984 Calvino era stato invitato dall’università di Harvard a tenere le Charles Eliot Norton Poetry Lectures, un ciclo di sei conferenze durante l’anno accademico 1985-1986. Quando parti’ per gli USA ne aveva scritte 5, mentre l’ultima l’avrebbe scritta ad Harvard. Non aveva dato un titolo italiano, ma aveva scelto solo quello inglese, Six memos for the next millennium che poi è stato tradotto in Sei proposte per il nuovo millennio.

Colto da ictus il 6 settembre 1985, mori poco dopo e le Norton Lectures iniziarono nel 1926 affidate a personalità come T.S. Eliot, Igor Stravinsky, Jorge Luis Borges, Northrop Frye, Octavio Paz.

Era la prima volta che queste lezioni venivano proposte ad uno scrittore italiano.

Il millennio che sta per chiudersi ha visto nascere ed espandersi le lingue moderne dell’Occidente e le letterature che di queste lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative. Ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell’era tecnologica cosiddetta postindustriale. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore.»

Rapidità

Anche stavolta Calvino sviluppa la lezione attraverso l’analisi di una delle caratteristiche che dovrebbe avere un’opera letteraria adatta al nuovo millennio e inizia con un racconto su Carlo Magno. L’imperatore, innamoratosi di una ragazza, perde di vista l’amministrazione del suo regno e quando questa muore ne tiene il cadavere imbalsamato nella sua camera. L’arcivescovo Turpino, preoccupato, trova sotto la lingua della defunta un anello che prende con se’. Carlo Magno allora seppellisce la ragazza e si innamora dall’arcivescovo, che butta l’anello nel lago di Costanza. Così l’imperatore si innamora del lago e non se ne allontana più.

A questa leggenda si collega la riflessione sugli oggetti presenti in molte narrazioni, come le spade, gli scudi e i cavalli nell’Orlando furioso o quelli che Robinson Crusoe salva dal naufragio o costruisce da solo. E da qui si passa a disquisire sul tempo narrativo che a volte si contrae e a volte si dilata.

Di nuovo viene chiamato in causa Leopardi e un passo dello Zibaldone:

La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee, così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee e fanno ondeggiar l’anima in una tale abbondanza di pensieri, o d’immagini e sensazioni spirituali, ch’ella o non è capace di abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio e priva di sensazioni.

Poi si passa a Galileo Galilei che paragona il “discorrere” al correre, esaltando la rapidità e l’abilità dei ragionamenti, l’economia degli argomenti e la fantasia degli esempi.

Calvino non dimentica l’altra faccia della medaglia, cioè l’indugiare, il dilatarsi dei tempi narrativi attraverso iterazioni e digressioni, affermando che

Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari; in letteratura il tempo è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco: non si tratta di arrivare prima a un traguardo stabilito; al contrario l’economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo, più tempo potremo perdere.

L’autore di Se una notte d’inverno un viaggiatore afferma di essere un grande fan della rapidità: preferisce affidarsi ad una linea retta che unisce due punti, sperando anzi che sia infinita o di aver la possibilità di aggirare gli ostacoli posti lungo il cammino con un percorso a zig zag che lo faccia uscire dal labirinto, uno dei temi più importanti della poetica di Calvino. Il labirinto come metafora della società post industriale, caos nel quale l’uomo si è perso e da cui fa fatica ad uscire.

Il suo percorso letterario lo ha portato ad essere un cultore della parola “unica, densa, concisa, memorabile”, precisa, memore anche della sua formazione scientifica.

La conclusione della lezione è di una bellezza unica: una digressione su Mercurio, Dio della comunicazione e delle mediazioni, Saturno, melanconico, contemplativo e solitario e Vulcano, claudicante artigiano.

Il lavoro dello scrittore deve tenere conto di tempi diversi: il tempo di Mercurio e il tempo di Vulcano , un messaggio d’immediatezza ottenuto a forza d’aggiustamenti pazienti e meticolosi; un’intuizione istantanea che appena formulata assume la definitivita’ di ciò che non poteva essere altrimenti; ma anche il tempo che scorre senza altro intento che lasciare che i sentimenti e i pensieri si sedimentino, maturino, si distacchino da ogni impazienza e da ogni contingenza effimera.

Appuntamento a venerdì prossimo con la lezione sull’esattezza.

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