Professione reporter

Gianni Perrelli

Di Renzo editore

Pagine 88

Prezzo 12,00 €

Chi non ha mai sognato di fare il reporter in giro per il mondo? Alloggiato nei migliori hotel, a caccia di scoop?

In realtà questo libro di Gianni Perrelli, letto in collaborazione con la casa editrice Di Renzo, ci apre gli occhi su un mondo poco conosciuto.

Trama

Il virus del viaggio. Il richiamo di nuovi approdi. La sete di emozioni. Credo sia questa la prima molla che fin da ragazzo mi ha inconsciamente confezionato un abito mentale da inviato. Il piacere di andare. Una delle frasi che più mi sono rimaste scolpite in tanti anni di carriera è quella di un fratello del grande pittore Utrillo, che negli anni Settanta si guadagnava da vivere come esperto di ciclismo alla “Vuelta de España”. Il suo intercalare kerouachiano, quasi una bandiera esistenziale, era: “Vivir andando y nada mas”.

Perrelli è stato corrispondente da New York (osservatorio per la politica e per il costume mondiali più strategico di Parigi) prima de L’Europeo e poi dell’Espresso. E in questo breve testo svela come quella del reporter sia una professione per cui bisogna avere una vera e propria vocazione, perché bisogna fare i conti con la solitudine, con il muro di costumi e culture diverse, con la diffidenza delle persone tra le quali ti muovi. È una professione che richiede una profonda capacità di relazionarsi con gli altri, grande autorevolezza o simpatia per aprirsi un varco nella corazza con cui gli estranei si difendono. È un lavoro sicuramente entusiasmante ma che a lungo andare logora per i ritmi estenuanti, per la pressione a cui è sottoposto il giornalista che non deve mancare una notizia, per la curiosità e il senso di competitività che col tempo potrebbero affievolirsi.

È un mestiere in cui bisogna fare una lunga gavetta.

Difficile rimane sempre il traguardo del praticantato. Cioè l’inizio vero della professione, con tanto di contratto, che dopo diciotto mesi ti consente di sostenere l’esame da professionista. Non ci si arriva quasi mai subito. Ma dopo anni di anticamera. Per merito. Per tigna. O per cooptazione. Come in tutte le cose della vita, al di là della predisposizione naturale, valgono le doti di affidabilità e di simpatia naturale. Ogni direttore ama circondarsi di gente che sente “sua”, di cui è certo di potersi fidare a occhi chiusi.

Perrelli ricorda i suoi inizi presso piccoli quotidiani locali e poi più avanti negli anni le grandi collaborazioni e gli incontri memorabili, come quello con Craxi ad Hammamet, lontano dall’Italia da 5-6 anni, ammalato e tormentato da una nostalgia struggente per il suo Paese, o quelli con Arafat, che sembravano rievocare scene tratte da film di spionaggio perché avvenivano sempre di notte e durante banchetti molto ricchi.

Recensione

Il giornalista è un personaggio attorno a cui sorgono leggende e stereotipi, come quello dell’uomo nervoso, grande consumatore di caffè, whisky e sigarette. Qualcuno lo paragona ad una spia, ma mentre questa è portata ad ingannare per sua natura, il giornalista non può estorcere una notizia con la forza, semmai può ricorrere alla sua furbizia o scaltrezza, ma non può infrangere le regole dell’etica.

Nessuno capisce quanto sia dura stare 2-3 mesi lontano da casa, quando ti mancano le piccole cose della vita quotidiana, le abitudini, una confidenza con l’amico, la famiglia. Tutto questo viene sicuramente compensato con le emozioni, con le conoscenze nuove, con gli orizzonti che si dilatano ma è fondamentale crearsi comunque un guscio caldo in cui rifugiarsi per trovare casa.

È decisamente un mondo al maschile, sono poche le reporter che girano il mondo a caccia di scoop e non sono sicuramente così assetate di sangue come molti credono, forse più motivate dei loro colleghi maschi perché devono dimostrare di essere all’altezza del compito che è stato affidato loro.

Perrelli ci porta nel suo mondo, ne svela i retroscena con una prosa asciutta ed analitica, ricrea scenari, descrive paesaggi, delinea personaggi con un tocco di eleganza e maestria, con l’impegno e la passione per la parola tipica di un grande reporter.

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