Lux

Eleonora Marangoni

Neri Pozza editore

Pagine 251

Prezzo 17,00 €

Quarta tappa della mia personale #roadtopremiostrega2019

Un hotel fatiscente, una sorgente di acqua effervescente naturale Zelda che da’ il nome anche all’hotel, un vulcano inattivo e 18 baobab nani: ecco quello che ha ereditato dallo zio materno Thomas, un architetto delle luci londinese.

Per vendere le sue nuove proprietà, l’uomo decide di organizzare un viaggio nell’isola del sud d’Italia dove si trovano e porta con se’ la sua compagna Ottie, una chef diventata famosa per il suo modo particolare di cucinare i resti delle verdure, e suo figlio Martin di 7 anni.

Arrivati sull’isola dopo un lungo ed estenuante viaggio, vengono a contatto con dei personaggi molto particolari: il custode dell’albergo Gero, un ometto indolente e scansafatiche, il ragazzino tuttofare Bembo, che non parla mai se non per dire una o due parole in casi del tutto eccezionali, un ospite fisso dell’hotel, lo scrittore Gandini, un tipo che fa tutto solo per darsi un tono, una puttana triste e saggia di nome Agave, una biologa incinta di origine triestina, Olivia.

Dopo un soggiorno alquanto movimentato, Tom prendera’ delle decisioni che cambieranno la sua vita e quella dell’hotel.

A fare da sfondo alla sua esistenza di uomo tranquillo a cui tutto interessa ma niente lo colpisce veramente, c’è il suo amore per Sohpie, una donna della quale sente una mancanza viscerale, quasi ossessiva e finisce per trovarla negli oggetti in cui si imbatte durante il suo percorso di vita, oggetti che accumula e colleziona con grande attenzione, perché danno alla sua esistenza qualcosa che gli altri oggetti non gli trasmettono. La loro storia somiglia a quella di tante altre, nel libro non se ne parla più di tanto, ma si accenna solo al fatto che si erano lasciati da alcuni anni e che mentre Sophie era andata avanti, si era trasferita, sposata , aveva avuto un figlio e tanti rimpianti, Tom era rimasto fermo, aveva molti rimorsi e la cercava ovunque, mentre lei lo nascondeva in fondo a quello che faceva.

E’ un amore perduto ma mai dimenticato, che fa da sottofondo alla vita di Thomas, lo tiene legato al suo passato irrimediabilmente, come anche l’hotel che eredita è un legame fortissimo con il suo passato, con lo zio che gliel’ha lasciato e di cui serba dei ricordi vaghi e confusi, con la madre che ha perduto e che riaffiora alla sua mente con grande tenerezza, anche con il padre, un uomo dal quale ha ereditato i tratti più spigolosi del suo carattere. L’architetto è un uomo profondamente riflessivo, che

[…] non immaginava mondi, li rappresentava quando era opportuno o necessario. […] solo la bellezza di cose minuscole e di connessioni effimere pareva colpirlo nel profondo, perché in quegli attimi passeggeri scorgeva la parte più vera e durevole di se stesso, quella che sapeva resistere alla noia e allo strano uso che le abitudini facevano del tempo.

È un uomo che si interroga sull’amore, sul significato di amare perdutamente qualcuno.

[…] cosa voleva dire perdutamente? Che si ama qualcuno anche se lo si è perso? Che per continuare ad amare dobbiamo perdere qualcosaltro? Che perderemmo tutto il resto pur di non perdere quello che abbiamo? Che il nostro è un modo di amare da sconfitti? O che vinceremo comunque, proprio perché amiamo, solo perché amiamo, ma senza aspettarci nulla in cambio?

Accanto a Tom e alla variopinta tribù di personaggi dell’isola, una delle protagoniste fondamentali del libro della Marangoni e’ la luce del titolo che pervade ogni angolo e colpisce in modo particolare i tre inglesi che sbarcano sull’isola. È una luce mai uguale, immacolata al mattino e arrogante nelle ore più calde della giornata, fitta di ombre tra i recessi del giardino e abbagliante nei suoi arredi, cangiante di riflessi sulla tappezzeria del salotto dello Zelda, fa squillare i colori in modo straordinario e vario, tanto che si stenta a chiamare allo stesso modo  il blu del cielo e del mare. È una luce rivelatrice che scopre il mondo circostante ma aiuta anche il protagonista a guardarsi meglio dentro e a capire cosa fare della sua vita e del luogo che lo zio gli ha lasciato.

La prosa serena e pacata fa scorrere l’attenzione del lettore attraverso lo svolgersi della trama accompagnandolo alla scoperta dell’isola, dell’hotel, dei suoi abitanti e dell’anima umana. Il linguaggio tranquillo e distaccato, mai eccessivo, misurato racconta una storia fatta di malinconia e gioie perdute, di riflessioni e dubbi, con la consapevolezza che è molto più facile capire gli altri e le loro storie, mentre quando si tratta di noi entriamo in confusione e ci perdiamo nei meandri della nostra mente o l’idea che

[…] l’importante era semplicemente non fermarsi, andare avanti. Bastava quello, per non sentire più freddo al cuore;  anche solo muoversi sul posto senza avanzare di un millimetro; per salvarsi, a volte, non c’era bisogno di altro.

Un degno candidato del Premio Strega 2019, uno dei più belli letti finora.

Eleonora Marangoni è nata a Roma, si è laureata a Parigi in letteratura comparata e lavora come copywriter e consulente di comunicazione. Ha pubblicato il saggio Proust et la peinture italienne, il romanzo illustrato Une demoiselle e Proust. I colori del tempo. Nel 2017 ha vinto il premio Neri Pozza con Lux.

 

 

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