Sei ore per amarti

Roberta Vassena

Editore Robinia

Pagine 232

Prezzo 10,40 €, eBook 5,00 €

FRANGAR, NON FLECTAR

Appena finito questo romanzo veloce e leggero su due destini che si incrociano ed eccomi qua con la recensione.

Nickolas è un giovane smidollato, dongiovanni e casinista, con una grande passione per la scrittura che ha maturato soprattutto a grazie all’ammirazione per il nonno Vittorio, che ha animato la sua infanzia con i suoi racconti di giornalista. Michela e’ una ragazza che, delusa dalla vita e soprattutto dagli uomini, lascia Milano per Parigi e li’ ricomincia una nuova vita, con una carriera che ama e un nuovo amore che però le darà l’ennesima batosta.

I due si scontrano per caso all’aeroporto di Malpensa, mentre Nick aspetta un volo per New York  e Michela uno per Parigi, la ragazza nella fretta perde il suo Moleskine che il giovane trova e legge durante le sei ore di attesa del volo, che ha subito un ritardo.

Così le pagine narrate in prima persona da Nick si alternano a quelle del diario di Michela e le vicissitudini della ragazza lo aiuteranno a dare una svolta alla sua vita.

 Nick è la pecora nera della famiglia e non si nasconde i suoi difetti.

Tra noi è sempre stato così: io sono il figlio “travagliato”, quello continuamente fuori controllo, mentre invece lui (Andrea n.d.r) è il ragazzo responsabile, razionale, scrupoloso, in poche parole il figlio che tutti i genitori sognano.

[…] Sono sem pre stato un egoista di merda, non ho mai badato alle conseguenze che le mie azioni potessero avere sugli altri. Mi sono sempre focalizzato unicamente su ciò che poteva far star bene me e nessun altro. E quando dico nessuno intendo realmente nessuno.

[…] Non sono stato in grado di dare al mondo tutto il buono che mi porto dentro, sono diventato un mostro senza aspirazioni e sentimenti.

Michela invece è la cosiddetta brava ragazza, la sua famiglia la adora e ha un debole per gli uomini di un certo tipo:

[…] abbigliamento alternativi, a tratti trasandato, tendenzialmente moro con la barbetta incolta, tatuato e requisito fondamentale: sguardo estremamente penetrante.

È una ragazza che è stata tradita spesso ed è arrivata alla conclusione che non serve fuggire perché spesso i problemi sono dentro di noi.

Sempre per il solito problema con me stessa, che mi sono trascinata dietro negli anni. La mia paura di non essere abbastanza per nessuno, la mia debolezza nel non voler accettare il dolore e la delusione. L’importanza dei luoghi è relativa, perché ciò che fa la differenza è con quali occhi li guardiamo. Se siamo in pace con noi stessi ogni posto può diventare un paradiso, al contrario quando viviamo dei conflitti interiori ogni strada può sembrarci un inferno.

[…] Sono arrivata quindi alla conclusione che tutto ciò che ci circonda è semplicemente lo specchio di quello che in fondo viviamo dentro di noi.

Il ritmo scorrevole e la trama piacevole mi sono piaciute, le scene di sesso esplicito non sono nelle mie corde, ma magari non stonavano più di tanto nell’economia del storia.

Avrei perso a schiaffi Nick più di una volta per la sua mancanza di sensibilità e per la sua incapacità di crescere e prendersi le sue responsabilità, ma come sempre questi tipi un po’ mascalzoni sono sempre quelli che attirano le ragazze.

Ho ammirato Michela per la sua capacità di rialzarsi dopo ogni caduta e per il motto latino  che ha scelto di tatuarsi sulla pelle , come un monito a non arrendersi mai neanche di fronte alla prova più dura che la vita ci sottopone.

L’unica pecca forse è verso il finale con la nuova storia di Michela un po’ troppo improvvisa e veloce, ma per il resto ho apprezzato lo stile e il linguaggio fresco e genuino.

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