L’assassino il prete il portiere

Jonas Jonasson

Bompiani  editore

Pagine 349

Prezzo 20,00 €

Dopo Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve e L’analfabeta che sapeva contare, Jonas Jonasson torna a farmi sorridere con questo libro che ha per protagonista un trio alquanto sconclusionato.

Per Persson lavora come addetto alla reception in un ex bordello trasformato in albergo di infima categoria, amareggiato per il fatto che il nonno, uno dei più grandi commerciante di cavalli della Svezia, era fallito a causa dell’avvento dei trattori, il padre aveva tentato la sorte ma non era stato più fortunato del genitore e la madre se ne era andata in Islanda con il nuovo marito banchiere.

Nell’albergo dove Per lavora e dorme arriva un ex detenuto di 56 anni che ha trascorso la maggior parte della sua vita adulta in prigione, Johan Anders detto l’assassino.

Infine Per si imbatte in una donna prete trasandata e sporca che gli chiede 20 corone per una preghiera raffazzonata, Johanna Kjellanderr, diventata pastore per non interrompere la tradizione di famiglia e costretta dal padre, che la odiava per il fatto di essere una donna.

I tre mettono in piedi una strana associazione a delinquere, una ditta che opera nel settore violenze e percosse: Anders l’assassino si offre di picchiare dei malcapitati in cambio di denaro, mentre Per e Johanna si occupano di tenere i contatti con i clienti e di stabilire le tariffe e le norme morali di questo servizio. Fanno pubblicità attraverso un giornale svedese e poi  alcune testate internazionali, così le richieste sono numerose sia dalla Svezia che da Francia, Germania, Spagna e Inghilterra.

Ad un certo punto Anders l’assassino dà segni di cedimento, comincia  a pentirsi del suo comportamento.

 “Sto pensando di non compiere più atti di violenza. E non bere più alcol. Da ora in avanti metto la mia vita nelle mani di Gesù. Voglio essere pagato per il mio ultimo lavoro, quello che ho fatto ieri, darò i soldi alla Croce Rossa. Poi le nostre strade si separeranno, come si dice.”

A questo punto Per e Johanna pensano invece di creare una chiesa con Anders come leader spirituale e pastore, ma anche questa impresa avrà delle difficoltà, perché tutti i clienti insoddisfatti li stanno cercando.

Cosa c’entra  il Babbo Natale della copertina in tutto ciò? Niente spoiler, non voglio rovinarvi il finale.

Jonasson racconta questa storia con l’umorismo e la leggerezza che ha contraddistinto anche i due libri precedenti, inventando una serie di personaggi strambi e impacciati e una sequela di vicende rocambolesche che spingono i protagonisti ad inventare sempre nuovi stratagemmi per trarsi d’impaccio.

Per e Johanna sono due cinici, due disillusi che hanno trascorso la maggior parte della loro vita ad odiare tutto e tutti, sono stati traditi troppe volte da coloro che dovevano avere il compito di amarli e proteggerli dalle brutture del mondo, tenerli al sicuro ma sono stati abbandonati a se stessi. Incontrandosi hanno messo insieme la loro sfiducia nel mondo e nei suoi abitanti e hanno scoperto l’amore.

Anders e’ un uomo semplice, che vorrebbe tanto stare  lontano dai guai per non tornare mai più in galera, ma che viene convinto dai suoi compari ad intraprendere delle carriere bizzarre: prima picchiatore a pagamento poi pastore di una nuova chiesa, che predica la generosità, la bellezza del donare e accompagna le funzioni religiose con delle grandi bevute. È un uomo che comunque compie un suo percorso di crisi e maturazione ma non ha gli strumenti per portarlo a termine autonomamente, abilmente manipolato dal prete e dal portiere.

Il linguaggio fresco e chiaro rende la lettura molto scorrevole, 350 pagine finiscono in fretta e fanno venir voglia di aspettare la prossima uscita dell’autore svedese.

Jonas Jonasson conseguiti gli studi di Lettere presso la Università di Göteborg, diventa giornalista presso lo Smålandsposten di Växjö e poi per l’Expressen. Continua la sua carriera come giornalista, consulente dei media e produttore televisivo. Negli anni a cavallo del 2000 soffre di un grave stato di esaurimento nervoso ed è costretto a lasciare le sue occupazioni, vende i suoi beni e si trasferisce nel Canton Ticino, dove si dedica alla scrittura. Alla soglia dei suoi cinquant’anni pubblica il suo primo romanzo, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve. Dopo un inizio di vendite in sordina risulta essere il libro più venduto in Svezia per oltre un anno, e tradotto in oltre trenta lingue. È stato “Miglior libro dell’anno 2009” in Svezia, premiato con lo Swedish Book Seller Award 2009 (lo stesso premio che fu di Stieg Larsson) e vincitore dello Swedish Audio Prize 2009. Torna in Svezia nel 2010 e si stabilisce a Hogran sull’isola di Gotland per continuare le sue scritture.

 

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