Dal profondo del cuore . Diario ed esilio di un cardiochirurgo

Ciro Campanella

Di Renzo Editore

Pagine 166

Prezzo 14,00 €

Ho letto questo libro con molta tristezza, perché mi sono resa conto che il nostro Bel Paese sta irrimediabilmente sprecando giorno dopo giorno vite ed energie che potrebbero essere la sua ricchezza.

Campanella racconta la sua storia di chirurgo formatosi in Italia e poi trasferitosi all’estero, spinto dalla sua sete di conoscenza e dalla voglia di migliorarsi e di sperimentare nuove tecniche per poter veder realizzata la massima di Epicuro “Quando ci siamo noi, non c’è la morte.”

Prima di concludere gli studi a Roma, si è recato nel 1974 a New York, mosso dalla sua attitudine a guardare tutte le diverse angolature di una stessa immagine. Dopo la laurea a Roma e poi la specializzazione a Feltre e Ferrara, ha colto l’occasione per fare il training in cardiochirurgia a Cape Town nel 1978 come assistente di Christian Barnard, che gli ha insegnato a pensare “out of the box” (fuori dalla scatola), ad affrontare problemi chirurgici particolarmente complessi da una prospettiva inusuale. Poi ha fatto il training in chirurgia dei polmoni e dell’esofago a Durban, con il professor Le Roux. Nel 1986 a soli 36 anni è diventato docente universitario e primario ospedaliero in uno dei più prestigiosi ospedali del Regno Unito, la Royal Infirmary di Edimburgo dove è rimasto per 25 anni. Ha operato come visiting professor in Cina, India, Stati Uniti, Europa, Sudan e Turchia. Ha introdotto e messo a punto nuove tecniche di chirurgia cardiaca mini-invasiva, oggi comunemente utilizzate, presentandole ai congressi e sulle maggiori riviste internazionali di settore.

Rientrato in Italia ha assunto la direzione di un reparto di cardiochirurgia in un ospedale romano, poi chiuso per ragioni politiche. Oggi collabora con il terzo gruppo sanitario privato-convenzionato (GVM) in Italia e all’estero, specialmente in Russia.

Seguire l’intuizione è un’arte davvero difficile, quasi zen, che richiede un’approfondita conoscenza di se stessi, perché si tratta di bilanciare con precisione il coraggio, il senso di responsabilità, la spinta dettata dalla novità e dalla curiosità e la coscienza dei propri limiti. Osare senza mezzi o capacità non è coraggio, è avventatezza. Bisogna essere perfettamente consapevoli della tenuta delle proprie ossa e muscoli, prima di fare un salto.

Unitamente alla cura dell’esercizio manuale, ci si deve occupare anche di raffinare lo spirito e la forza interiore. Per diventare un buon chirurgo, di qualsivoglia specialità, bisogna sviluppare interiormente la forza e la confidenza necessarie per non aver paura di sbagliare; e tale confidenza deriva dalla conoscenza e dall’esperienza.

Non è che il chirurgo abbia il potere miracoloso di dispensare la vita: al più la può allungare, anche se i pazienti dopo un intervento al cuore solitamente si dichiarano “nati a nuova vita”. Tuttavia è assolutamente vero che il chirurgo regala un pezzo della propria esistenza ai pazienti: le ore trascorse al tavolo operatorio sono–per intensità, dedizione e sforzo fisico–vere e proprie gocce di vita che se ne vanno con il sudore. È molto doloroso e quasi inaccettabile veder morire un paziente, perché quando opero do una parte della mia vita. Cinque o dieci ore della mia esistenza terrena sono intensamente dedicate a risolvere un problema chirurgico per un altro individuo, quindi sono dedicate non a me stesso ma a qualcun altro. Quello che si dà, per scelta propria, non è soltanto tempo ma È molto doloroso e quasi inaccettabile veder morire un paziente, perché quando opero do una parte della mia vita. Cinque o dieci ore della mia esistenza terrena sono intensamente dedicate a risolvere un problema chirurgico per un altro individuo, quindi sono dedicate non a me stesso ma a qualcun altro. Quello che si dà, per scelta propria, non è soltanto tempo ma è anche lavoro fisico, mentale, psicologico ed emotivo. Certamente anche emotivo.

Il libro alterna parti relative allo svolgimento delle operazioni eseguite da Campanella, spiegate con un linguaggio tecnico ma anche in modo che anche i non addetti ai lavori riescano a comprendere la portata degli interventi eseguiti dal cardiochirurgo, a riflessioni sulle difficoltà che il Medico ha incontrato durante la sua attività e la sua carriera. È avvilente vedere come in Italia un sistema sanitario che fino agli anni Settanta era pieno di eccellenze si è pian piano trasformato in un sistema passivo, in cui i parametri di scelta e di operatività sono puramente politici o sindacali.

È ancor più deprimente conoscere i retroscena politici che ci sono dietro le pratiche mediche, le manovre, le falsità, le solite raccomandazioni, i soliti giochetti che hanno trasformato l’Italia in uno dei paesi più corrotti al mondo, e in questo caso sulla pelle dei malati.

Non si può far finta di niente davanti a dichiarazioni del genere ma bisogna trovare il modo per far sì che il sistema cambi, che al centro della pratica clinica ci sia il paziente, per applicare un vecchio detto scozzese che dice: “Chi lavora con le mani è un artigiano, chi lavora con il cervello è un intellettuale, ma chi lavora con le mani, il cervello e il cuore è un artista”.

La conclusione di Campanella è molto amara:

Tutto sommato, questo grande Paese mi ha dato sempre molto poco: un’educazione universitaria molto modesta, con insegnanti disinteressati e limitati (a parte pochi, come menzionato); una preparazione alla competitività internazionale di grado zero; una conoscenza delle lingue straniere nulla; soprattutto, non mi ha insegnato a pensare e a essere scientificamente critico verso quel che mi circondava. Solo chi ha dovuto insegnare a neo-laureati provenienti da Università come Oxford o Cambridge, come ho dovuto fare io, può capire quanto gli studi universitari plasmino un giovane spirito e così facendo arricchiscano la nazione di cervelli, che un domani non dovranno espatriare per trovare riconoscimento del loro talento.

Riusciremo ad uscire dalla situazione di ristagno e degrado nella quale ci trasciniamo da anni? Lo spero, soprattutto per il bene delle generazioni future.

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