Volevo essere una gatta morta

Chiara Moscardelli

Giunti editore

Pagine 221

Prezzo 6,90 €

Ho riletto con molto piacere questo romanzo appartenente al genere chick-lit, nato negli anni Novanta. Nello slang statunitense, chick è un termine informale per “ragazza” derivato da chicken (“pollastrella”); lit è l’abbreviazione di literature (“letteratura”) . Questo genere è costituito da scrittrici soprattutto britanniche e statunitensi, che hanno come target prevalentemente un pubblico di donne giovani, single e in carriera. Ne abbiamo degli esempi nei libri di Sophie Kinsella, autrice che personalmente adoro, o Il diario di Bridget Jones, ma anche la Moscardelli ha dimostrato di non avere niente da invidiare alle sue colleghe straniere. Infatti ha creato un personaggio brioso e spiritoso, che riesce a sdrammatizzare le situazioni che le capitano e a sorridere dei suoi guai.

Chiara probabilmente è nata sotto una cattiva stella, ha sempre la sensazione di essere sbagliata, inadeguata. Non è mai stata una bellezza e “certo non nel modo in cui non lo era Bridget Jones”. È nata podalica, perchè aveva immaginato cosa sarebbe successo e già nel grembo materno era consapevole di quello che non sarebbe diventata: una gatta morta, una tipologia di donna contro la quale non c’è niente da fare, perché vince sempre.

La gatta morta e’ furba, determinata e ha come unico scopo quello di catturare l’uomo che fin dall’inizio ha individuato, puntato e strategicamente sedotto. La gatta morta riesce a essere perfetta in ogni circostanza, si ubriaca con un sorso di birra senza però essere mai scomposta e quando sorride durante una cena non ha mai, e dico mai, l’insalata tra i denti.

Forse la sua inadeguatezza dipende dai cartoni e telefilm con cui è cresciuta: Candy Candy e Remi’ e per questo, se dovesse incontrare l’uomo della sua vita, sarebbe terrorizzata all’idea di perderlo per una caduta da cavallo o per un’ex.

Chiara non riesce a stabilire una relazione con l’altro sesso, al massimo diventa confidente o amica degli uomini che incontra e a volte amica di letto. Innamorata  di Francesco e non ricambiata fin dai tempi del liceo, si consola con l’appoggio dei suoi amici storici, Luca, Matelda e Michele.

Chiara ci lascia delle perle di saggezza.

Avete presente il film “La verità è che non gli piaci abbastanza”?
Ecco, imparate le battute a memoria.[…]
un uomo, se è veramente interessato a voi, sa sempre come trovarvi.

 

[…] l’uomo brutto non esiste.
Può essere un tipo, ma brutto mai.
Ha la pancia? È un tenerone.
Ha il capello brizzolato? È affascinante.
Ha cinquant’anni? È maturo.
Per la donna invece non c’è scampo: se è brutta, è brutta e basta.

Cosa c’è che non va in Chiara? Probabilmente è una domanda che molte trentenni come lei si fanno spesso, per non parlare di quelle domande imbarazzanti che vengono rivolte loro da parenti e conoscenti! Come mai ci sono queste donne così intelligenti ma poi gli uomini di innamorano di altre? Sarà che la paura di essere lasciate si sente a miglia di distanza e così boicottano fin dall’inizio tutte le loro storie? Allora forse è meglio restare da sole finché non si incontra la persona giusta.

L’ironia della Moscardelli è contagiosa e il suo stile leggero e a volte tenero è molto coinvolgente. Questo suo romanzo d’esordio è stato un vero e proprio successo, a cui sono seguiti anche altri libri.

Per i fan della scrittrice non resta che aspettare il 21 maggio quando uscirà il sequel Volevo essere una vedova, dove ritroviamo Chiara a 46 anni ancora single.

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