Sbirre

Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni

Rizzoli editore

Pagine 220

Prezzo 18,50 €, eBook 10,99 €

Tre scrittori, tre donne poliziotto, tre vite complicate, tre storie che ci portano ad esplorare il lato oscuro dell’essere umano.

Carlotto da’ vita al personaggio di Anna Santarossa, una poliziotta che lavora al confine tra il Friuli e la Slovenia e che insieme al suo complice e amante Zeno Degrassi, sovrintendente capo alla dogana, è in affari con la magia bulgara per far attraversare il confine portando armi, droga, prostitute, latitanti e soprattutto soldi. Quando Zeno viene brutalmente ucciso, Anna sente che la sua vita sta per crollare.

Nel secondo racconto, Cataldo si inoltra tra le pieghe del dark web attraverso Alba Doria, che lavora per l’Unita’ analisi del crimine violento. Scavando nella parte più oscura della Rete, Alba si imbatte in un Maestro che adesca dei ragazzi vulnerabili e li coinvolge in un gioco perverso e autodistruttivo.

Infine c’è Sara Morozzi, uscita dalla penna di de Giovanni, esperta in intercettazioni in pensione, che si trova a fare i conti con la morte del figlio che non vedeva da 20 anni e a risolverne il mistero.

Conoscevo già De Cataldo e De Giovanni per aver letto Romanzo criminale e alcuni libri della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, mentre Carlotto è stata una scoperta.

Il primo e il secondo racconto sono forse un po’ troppo prevedibili e potevano essere sviluppati in modo diverso, sembrano scritti in modo sommario, quasi frettoloso e mi sembra strano, soprattutto perché da uno scrittore del calibro di De Cataldo mi sarei aspettata qualcosa in più. Il tema della corruzione nel corpo di polizia e dei traffici alle frontiere trattato da Carlotto o le trappole della Rete, al centro del racconto di De Cataldo, avrebbero meritato un intreccio più elaborato, un guizzo imprevisto, uno scarto dalle solite notizie che sentiamo alla televisione o leggiamo sui quotidiani.

Notevoli però sono le pagine sull’odio scritte da De Cataldo: una carrellata di obiettivi da disprezzare, donne, politici, magistrati, sindacalisti, stranieri, professori nel senso di medici, fisici, astronomi, architetti, commercialisti, ingegneri, un’ideologia riassunta nell’acronimo POD (Perfetto Odio Distruttivo).

L’odio è una cosa seria.

Odiare è un’arte.

Molti ci provano, pochissimi ci riescono, a odiare davvero.

No, meglio. A far male col proprio odio.

D’altronde è noto: molti sono i chiamati, pochi gli eletti.

L’unica storia veramente degna di nota è la terza. Sara è un personaggio di grande spessore, è una donna misteriosa, invisibile, che coglie i sussurri più impercettibili, una donna che vive nell’ombra, che ha lasciato marito e figlio per seguire l’amore della sua vita.

“Hai detto che ti sei innamorata. Che significa?”

[…] “Significa che certe passioni, se si ha la fortuna di provarle, si riconoscono. E che si può scegliere se essere sinceri e seguirle alla luce del sole, o vigliacchi e consumarle in segreto. Ma a quelle passioni è impossibile rinunciare.”

La Morozzi è anche protagonista del romanzo di De Cataldo Sara al tramonto, uscito poco prima di Sbirre, forse sarà per questo motivo che il personaggio è più credibile, non è delineato in modo superficiale come le altre due protagoniste della raccolta.

Nel complesso il libro è piacevole, niente di più e solo nel terzo racconto la lettura si fa davvero coinvolgente.

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