Stoner

John Williams

Fazi Editore

Pagine 332

Prezzo 17,50 €, eBook 9,99 €

[…] si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e […] la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti.

Queste parole di Peter Cameron rendono perfettamente la sensazione che questo libro ha suscitato in me.

Le prime 20-30 pagine lasciano nel lettore un senso di estrema noia per la vita piatta e quasi priva di significato del protagonista e per un istante egli viene assalito dalla tentazione di abbandonare la lettura. Poi ci si abitua alla lentezza dell’intreccio, al linguaggio pacato e molto curato, ci si affeziona a William Stoner e al suo mondo fatto di situazioni banali e di una normalità quasi sconvolgente. Ed è proprio tutto ciò che spinge a proseguire nella lettura, ci si appassiona a ciò che capita a Stoner, lo compatiamo, ci fa tenerezza e anche un po’ pena, partecipiamo ai suoi dolori e alle sue delusioni, ci stupiamo di fronte alla sua metamorfosi senile e se potessimo ci congratuleremmo con lui per le piccole rivincite sulla vita che riesce a prendersi.

Figlio di una coppia di contadini che nella loro vita hanno solo conosciuto il duro lavoro e la fatica, Stoner nasce nel 1891 in una fattoria vicino a Booneville, nel Missouri e pensa di essere destinato alla stessa esistenza dei suoi genitori, quando nel 1910 si iscrive alla facoltà di Agraria per cambiare subito dopo e passare a Lettere. Poi col tempo capisce che il suo futuro è quello di diventare un insegnante, rimane nella facoltà dove ha studiato, si sposa, ha una figlia, poi un’amante e piano piano la sua vita volge al termine con la stessa pacatezza con la quale ha vissuto.

Lentezza è la parola chiave di questo romanzo che procede con estrema calma fin dalle prime pagine quasi a voler rispecchiare il carattere di Stoner, un uomo tranquillo, passivo al limite dell’apatia, che si lascia vivere e spesso fa ciò che gli dicono gli altri (ad esempio si iscrive ad Agraria perché glielo dice il padre o diventa insegnante su consiglio del suo professore di letteratura inglese), ha poca consapevolezza di se’ e dei suoi desideri, almeno nella prima parte della sua vita.

Attorno a questo uomo tranquillo e quasi privo di slanci ruotano altri personaggi: la moglie Edith, una donna fragilissima, timida, repressa che all’inizio si aggrappa a Stoner come ad un’ancora di salvezza e poi con il tempo muta, diventa più emancipata, fredda, quasi glaciale contro il marito e usa la figlia Grace contro di lui quando si accorge che i suoi attacchi diretti non hanno nessun effetto; la figlia Grace, una bambina dolcissima e intelligente che nei primi anni di vita è stata praticamente cresciuta con grande amore solo dal padre, ma poi diventa oggetto di aspra contesa tra i genitori e si allontanerà dalla prigione che era la sua casa, ma solamente per vivere una vita disperata; l’amante Katherine Driscoll, una donna che fa riscoprire a Stoner l’amore, anzi gli fa conoscere un tipo d’amore completamente diverso da quello che lui aveva conosciuto finora; il professor Lomax, un docente universitario animato da un astio incredibile contro Stoner per circa 20 anni e che cercherà di ostacolare il suo lavoro in ogni modo. Inoltre sullo sfondo della vicenda personale di Stoner scorre impercettibile ma presente la Storia, quella delle due guerre mondiali, del proibizionismo, della crisi del ’29, tutti eventi che lasciano una traccia, seppur minima, su Stoner.

Stoner concentra tutta la sua esistenza nella sua professione di docente, nel suo amore per lo studio e l’apprendimento e alla fine dei suoi giorni traccia un bilancio della sua vita forse spietato, ma sicuramente sincero.

Ponderatamente, con calma, realizzò che (ndr. la sua vita) doveva sembrare un vero fallimento. Aveva voluto amicizia, e quell’intimità legata all’amicizia che potesse renderlo degno del genere umano. Aveva avuto due amici e uno dei due era morto insensatamente prima che potesse conoscerlo, mentre l’altro si era ormai ritratto a tal punto tra i vivi che…

Aveva voluto l’unicità e la quieta indissolubilità del matrimonio. Aveva avuto anche quella e non aveva saputo che farsene, tanto che si era spenta. Aveva voluto l’amore e ci aveva rinunciato, abbandonandolo al caos delle possibilità. Katherine, pensò. Katherine.

Aveva voluto essere un insegnante e lo era diventato. Eppure sapeva, lo aveva sempre saputo, che per buona parte della sua vita era stato un insegnante mediocre. Aveva sognato di mantenere una specie d’integrità, una sorta di purezza incontaminata; aveva trovato il compromesso e la forza dirompente della superficialità. Aveva concepito la saggezza e al termine di quei lunghi anni aveva trovato l’ignoranza.

Williams ha creato una figura memorabile, normalissima nelle sue vicende esistenziali, nei suoi dubbi, nelle sue paure e nelle sue incertezze, e forse proprio per questo così vera e credibile, nella quale chiunque di noi può ritrovare una parte di se stesso. Il linguaggio misurato ed essenziale si adatta perfettamente a questo uomo medio, questo eroe quotidiano che raramente ha il coraggio di essere se stesso e di assecondare i suoi istinti e le sue vere passioni, e quando lo fa sfiora per un attimo la felicità alla quale aspirano tutti gli esseri umani.

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