Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore Gail Honeyman

Editore Garzanti

Pagine 344

Prezzo 17,90

ISBN 9788811672364

Su questo libro sono state scritte recensioni molto contrastanti: c’è chi l’ha giudicato banale, scritto male, dalla trama inesistente e chi invece l’ha apprezzato.

Io appartengo al secondo gruppo.

Eleanor ha cambiato nome, vive da sola, ha una routine che le da’ sicurezza: lavoro; sempre lo stesso cibo, sia quello che si porta per la pausa pranzo o che ordina da casa, sempre negli stessi ristoranti; durante i fine settimana si annebbia consumando quantità eccessive di alcool e aspetta che arrivi il lunedì e che il tran tran ricominci da capo. Inoltre ogni mercoledì alla stessa ora arriva puntuale dalla prigione la telefonata della madre che la insulta, la sminuisce e la terrorizza. Ciò che per gli altri è normale, uscire, andare nei pub, incontrare gente, per lei è inconcepibile, perché

[…] attraverso l’attenta osservazione dai margini, avevo scoperto che spesso il successo sociale si basa su un minimo di finzione. A volte le persone popolari devono ridere di cose che non trovano molto divertenti, devono fare cose cui non tengono particolarmente, con gente di chi non apprezzano particolarmente la compagnia. Io no. Anni prima avevo deciso che se la scelta fosse stata tra fare così o volare in solitaria, allora avrei volato in solitaria. Era più sicuro. Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore, dicono. E questo prezzo è troppo alto.

Pian piano si scopre anche cos’è che nasconde Eleanor nel suo passato e contemporaneamente questa ragazza strana, asociale, emotivamente bloccata finisce per aprirsi un po’ agli altri: ad esempio fa amicizia con Raymond, un tipo che lavora all’helpdesk dell’ufficio dove è impiegata e instaura un legame più stretto con i suoi colleghi.

All’inizio il racconto provoca una sorta di straniamento, perché la narrazione in prima persona ci fa vedere le situazioni attraverso gli occhi della protagonista, una ragazza che ha vissuto un’esperienza terribile durante la sua infanzia e che l’ha segnata profondamente. Inoltre la madre l’ha ferita in modo indelebile, facendola sempre sentire rifiutata, dicendole in continuazione che era una fallita, un’incapace ed Eleanor continua a subire la sua influenza anche ora che è diventata adulta e che la donna che le ha dato la vita è lontana, chiusa dietro le sbarre di una prigione.

A me il libro è piaciuto e sotto certi aspetti rispecchia la realtà in cui si trovano molti che hanno difficoltà ad instaurare dei rapporti con gli altri. Certo, la situazione di Eleanor è un caso limite, però è interessante l’ingenuità con cui lei giudica quello che le capita.

Inoltre, all’inizio della storia la protagonista si innamora di un cantante sentito in un locale, lo segue sui social, anzi compra un pc e un cellulare per seguirlo sui social, fantastica sul loro amore, sogna di diventare la sua fidanzata, immagina quello che faranno quando saranno diventati inseparabili, lo segue fino a casa, cerca di migliorare il suo aspetto (capelli, abbigliamento) in attesa del primo appuntamento. Questa parte della storia mi ha fatto riflettere sull’eccessiva importanza che si dà ai social, sul fatto che crediamo di conoscere gli altri sulla base delle loro foto sul profilo Instagram o dei post che pubblicano nella loro pagina Facebook. La realtà virtuale a volte, anzi spesso si sostituisce al mondo che ci circonda, agli sguardi, ai gesti, alle parole che ci scambiamo dal vivo.

Lo stile dell’autrice è semplice e scorrevole, non ci sono particolari caratteristiche che possano rendere il libro un testo indimenticabile, ma ho letto libri con una trama molto più banane e scontata di questo, o con uno stile fin troppo prevedibile. Insomma, non mi sento di dire che Eleanor Oliphant sta benissimo sia il capolavoro che tante riviste hanno osannato, ma non ritengo neanche che sia pessimo come molti l’hanno definito.

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