Urla nel silenzio Angela Marsons

ENewton narrativa

379 pagine

Ho appena finito di leggere questo libro che mi ha tenuto incollata al Kindle fino alla fine.
La detective Kim Stone è veramente una “tosta”: nasconde un passato difficile fatto di dolore e rabbia, con una madre schizofrenica e un fratellino morto quando aveva solo 6 anni.

“La sorte le aveva dato in dono la bellezza, ma lei non faceva nulla per valorizzarla. Non le aveva concesso il dono di saper cucinare, ma lei si ostinava a tentare di preparare piatti complessi tutte le settimane. Solo lei però sapeva che la sorte aveva deciso che dovesse morire giovane e anche a quello Kim si era sempre opposta. Per il momento era riuscita a vincere.”

Affidata fin da piccola ai servizi sociali e cresciuta tra varie famiglie affidatarie, la protagonista ha maturato un carattere duro e determinato e ce la mette tutta per risolvere il caso che le è stato affidato: nel terreno vicino ad un vecchio orfanotrofio femminile vengono scoperte le ossa appartenenti a 3 cadaveri e la Stone deve seguire vari indizi che all’inizio faticano ad incastrarsi fino all’epilogo.
Le tracce che la detective segue sono come dei tocchi di colore appena accennati su una tela, che solo se guardati da lontano e dalla giusta prospettiva ci restituiscono un’immagine nitida e precisa. L’autrice è abile nel tirare le fila della trama e nel tenere viva l’attenzione del lettore.

È agghiacciante leggere alcuni capitoli in cui la voce narrante è quella dell’assassino e vedere le sue reazioni di fronte alle morti che ha causato, la sua totale indifferenza verso le vite che ha spezzato.

Ad un certo punto avevo pensato di aver capito chi si nascondeva dietro le morti delle 3 giovani ragazze, ma poi la storia mi ha spiazzato con un risvolto finale imprevisto e sconvolgente, perché è l’ennesima prova che la mente dell’uomo è un mistero insondabile che ci riserva sempre delle tragiche sorprese.

Libro consigliato soprattutto a chi apprezza i thriller dal ritmo serrato.

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